| The Shakers - Lochness Pub Siena, 14/11/08 (rock 'n' roll/country) | | Stampa | |
| Unistrani Siena | |||
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Ammetto anzitempo la mia quasi ignoranza nei confronti di un genere che ho certamente sentito di tanto in tanto nel corso degli anni, ma che non ho mai avuto modo di approfondire. Il trio invece (Cesare al piano e voce, Costantino al basso e Leonardo alla chitarra) ha saputo difendere il nome di questa musica riproponendo cover ripescate direttamente dai tardi anni Quaranta, Cinquanta e Sessanta, essenzialmente di artisti quali Johnny Cash, Elvis, Jerry Lee Lewis e altri. Il risultato, come anticipato, mi ha colpito. Non sapevo infatti dell’esistenza del gruppo, e anzi non credevo neppure che ci fossero ragazzi interessati a riportare in auge un genere che a lungo è rimasto nei ricordi delle persone un po’ più grandicelle e nelle colonne sonore di certi film. A cominciare dal look dei ragazzi, tutto era in tema. Abbigliati con stivali, jeans e camice dal vago sapore country, con strumenti dal design che riprende in tutto e per tutto lo stile del periodo (microfono incluso, à la Elvis per intendersi), e con piccoli tocchi di classe che riuscivano a dare un senso in più all’atmosfera (mitici i bicchieri di whiskey, bassi e tozzi, appoggiati sul pianale del pianoforte assieme alle sigarette), i nostri sono riusciti a riscaldare un pubblico a dire la verità un po’ freddino, complice sicuramente la novità (nell’essere retrò!) portata dai nostri. Il gruppo ha dato sfoggio di grande tecnica esecutiva: sugli scudi sicuramente la prestazione al piano di Cesare, un vero chanteur in grado di ridare tutto lo splendore che si meritano a pezzi cronologicamente a noi lontani, reinterpretati con groove, piglio e energia. Gli altri componenti non hanno ovviamente demeritato. La sei corde di Leonardo si è spesso inalberata in coinvolgenti assoli che si sono rincorsi per molte canzoni con le intricate partiture tastieristiche, mentre Costantino al basso si è fatto in quattro, reggendo da solo tutta la sezione ritmica (fornendo quindi lo scheletro portante di ogni pezzo), allo stesso tempo non disdegnando fughe melodiche di ottima fattura. I pezzi, reinterpretati comunque dai nostri in chiave personale e con ottimo gusto, mi hanno riportato alla mente varie immagini. Diapositive seppia di drive-in con maggioloni e cadillac posteggiate, juke box, ragazzi dai capelli imbrillantinati che traggono in furiose danze ragazze dalle chiome vaporose e dalle gonne larghe, che piroettano come fiori al vento. Ma anche vecchi dondoli sotto tettoie in case in mezzo ai campi, feste paesane prese di peso dagli stati a sud degli USA, ed altre ancora. Se dovessi trovare un sapore alla serata sarebbe quello di un vecchio whiskey, caldo e ambrato ma anche vigoroso e pieno di aromi. E’ stata dunque una bella serata all’insegna del country e del rock ‘n’ roll più autentico: peccato soltanto per il pubblico, come già detto poco numeroso e poco chiassoso. Non è un gruppo per tutti, ma sa divertire e coinvolgere come pochi, riproponendo qualcosa che, personalmente, ho sentito suonare poche volte nelle nostre zone. Un plauso quindi agli Shakers, e buona fortuna! Di seguito il link con la video-intervista: http://it.youtube.com/watch?v=Tjjd2478vCo
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