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The Cube | Stampa |  E-mail
Unistrani Siena

 

I brani scelti erano mirati a esaltare le bellissime voci dei due cantanti. Roberta, unica voce nella maggior parte dei casi, si è dilettata nell’interpretare con grande passionalità e tecnica Skin (Skunk Anansie), Anouk, Elisa, Matt Bellamy (Muse), Chris Cornell (Audioslave) e altri. Tutti cantanti dotati di importanti corde vocali, in caso di passare senza problemi dall’acuto al tono basso e potente. La nostra non è stata affatto inferiore, sorprendendo più di una volta per la tecnica.

Damiano da parte sua si è dimostrato un cantante dalla voce calda e, all’occorrenza, graffiante, non necessariamente acuta ma comunque corposa e in grado di duettare alla perfezione con la collega. Steeve Tyler (Aerosmith), Brian Molko (Placebo), Jonathan Davis (Korn) e altri. I due come anticipato molto spesso hanno unito le loro due voci, dando alla luce bellissime riletture (tra i meglio riusciti “Dream On” degli Aerosmith, “Immigrant Song” dei Led Zeppelin e “Killing In The Name Of” dei Rage Against The Machine).

Il resto della band ha rispettato la caratura tecnica dei due cantanti, personalizzando praticamente tutti i pezzi eseguiti, che sono stati impreziositi da assoli originariamente non previsti e da inserti tastieristici degni di nota. Ottimo il lavoro delle due chitarre (Francesco è stato chiamato in causa più di una volta in complicati assoli, mentre Alice si è impegnata a tirare le fila melodiche di ogni canzone con ottimi risultati). Sezione ritmica eccellente, con un duo basso – batteria puntuale e potente (sebbene la batteria abbia sovrastato alcune volte il suono degli altri strumenti e delle voci, ma è un problema ricorrente del locale). Il basso mi è sembrato un po’ sacrificato, lasciato un po’ in ombra (per colpa del già citato problema di volumi del pub): peccato, perché in alcuni momenti è stato quasi una chitarra aggiunta, efficace tratto di unione tra ritmo e melodia.

I pezzi migliori? L’iniziale “Nobody’s Wife” di Anouk (non propriamente un pezzo che tutti scelgono di interpretare a freddo, aggressivo tirato e pieno di saliscendi), “Together” di Elisa (bellissimo il finale), “We Don’T Need Who You Think You Are” e “Charlie Big Potato” (Skunk Anansie), “Bliss” e “Butterflies & Hurricanes” (Muse), “Dream On” (Aerosmith, il pezzo che più ho gradito), “The Bitter End” (Placebo) e la conclusiva “Killing In The Name Of” (RATM). Da segnalare poi anche l’unico pezzo proprio della band, dotato di un mood notturno che poi squarcia la quiete iniziale con riff potenti e granitici.

Un’ottima band dunque, alla quale faccio le mie congratulazioni per i pezzi scelti e per le effettive capacità tecniche. Spero solo che riescano a sviluppare di più la componente propria. Il brano inedito infatti è affascinante, e i ragazzi hanno notevoli capacità (ben dimostrate nelle varie cover), per cui credo che, con poca fatica, nel giro di poco tempo potranno (se lo vorranno) esibirsi anche con pezzi propri dotati dello stesso appeal delle cover sinora proposte.

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