| Barbarossastrasse - Lochness Pub Siena, 17/10/08 | | Stampa | |
| Unistrani Siena | |
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Gli iniziali problemi tecnici (comunque veramente poco percepibili) derivanti dalla stabilizzazione dei volumi tra voce e strumenti sono subito superati in maniera egregia, e “Run To You” di Brian Adams esalta, per la prima volta dall’inizio, le doti tecniche del gruppo: attinenza all’originale ma anche piccole variazioni, che personalizzano la canzone e riscaldano la platea. Degno di nota l’ottimo lavoro alla sezione ritmica e melodica, mentre la voce si attiene al registro consono al pezzo (ma avrà modo di venir fuori la vera natura del cantante più tardi nella serata).
Il proseguo della serata vede altre highlights: “Summer Of 69” e “Back In URSS” suonano coinvolgenti e cariche di energia, mentre una ritmata e incalzante “Surfin’ USA” appare riletta in chiave forse più hard rock, denotando la già citata voglia dei nostri di non attenersi al ripetere la lezioncina ma di personalizzare il tutto, quando possibile e senza eccedere in inutili tecnicismi manieristici e sfoggi di bravura.
Dopo una quarantina di minuti i Barbarossa sono pieni padroni del locale, con cover a effetto piene di groove e divertenti: si veda ad esempio la rilettura di “What A Wonderful World” di Joey Ramone.
Il vero cuore della band emerge però sul finale del concerto, con una serie di pezzi scelti tra il metal e l’hard rock. Apre Bruce Dickinson con “Tears Of The Dragon”, una simil-ballata che coinvolge tutti i metallari del locale, toccati dalla voce del cantante che qui emerge con tutta la sua forza, elegante negli acuti e potente quando serve. Il resto della band non sta a guardare, inalberandosi con estrema bravura in una riproposizione fedelissima all’originale.
Quando il concerto sembra avviarsi verso la fine (notevole il coro del pubblico sulle note di “Always”) ecco che sembra iniziare un nuovo spettacolo. Dopo molte richieste di bis i nostri se ne escono con una scaletta notevole e pesante (per l’ora alla quale intanto si era giunti): tra i pezzi suonati “Highway To Hell”, “Immigrant Song”, “One Way Ticket To Hell (And Back)” (queste ultime due banchi di prova per gli acuti del cantante, che si è destreggiato con immensa bravura), e un finale stellare dedicato a “Fear Of The Dark”.
Sull’ultimo pezzo il locale è in delirio: il gruppo fa sfaceli esaltandosi e non rimanendo un attimo fermo (complice forse anche il litraggio di birra a quel punto notevole), l’amalgama nella band è totale, al punto che il finale potrebbe anche durare ore.
Un grande ensemble, capace di divertire e divertirsi, dei ragazzi che speriamo presto potranno deliziarci anche con pezzi propri. Per il momento complimenti, per delle doti tecniche e musicali che comunque non erano affatto nascoste, e per la scelta dei pezzi, un climax in continuo aumento con un finale realmente esplosivo.
Il link all'intervista: http://www.youtube.com/watch?v=_svmaVHRfEA
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