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L'11 giugno alle 18,30, nel Palazzo di San Galgano sede della Facolt? di Lettere e Filosofia, sar? inaugurata la mostra MARIA MULAS Ritratto del Novecento<br /><br />Where:<br />Facolt? di Lettere e Filosofia-Palazzo San Galgano<br />Via Roma 56<br />Siena,<br />Italy <br /><br />When:<br />Wednesday Jun 11, 2008<br />at 6:30 PM<br /><br />Mercoled? 11 giugno alle ore 18,30, nel Palazzo di San Galgano sede della Facolt? di Lettere e Filosofia, sar? inaugurata la mostra MARIA MULAS Ritratto del Novecento, terzo appuntamento della rassegna SANGALGANOSQUAREcurata da Massimo Bignardi, organizzata dalla Cattedra di Storia dell?Arte Contemporanea del corso di Laurea specialistica in Storia dell?Arte in collaborazione con la Scuola di Specializzazione in Storia dell?Arte e patrocinata dal Comune di Siena nell?ambito del programma promosso dall?assessore alla cultura Marcello Flores: ? una rassegna che propone, con il coinvolgimento diretto degli studenti, un nuovo e dinamico rapporto con la vita culturale della citt?, sollecitando le potenzialit? di ulteriori spazi per l?arte contemporanea.<br />Gli sguardi di Jorge Luis Borges, Gore Vidal, Eug?ne Ionesco, Alberto Moravia, G?nther Grass, Henry Moore, Sonia Delaunay, Meret Oppenheim, Louise Bourgeois, Peggy Guggenheim, Keith Haring, ?ritratti? da Maria Mulas nell?arco degli ultimi cinque decenni, si intrecceranno tra loro nel breve spazio del chiostro, oppure intercetteranno altri sguardi, incroceranno il profilo di una nuova generazione che attraverser? le architetture di questo spazio, cuore dell?intera Facolt?.<br />?Le sue immagini vanno dritte al punto della questione ? scrive Pasquale Ruocco nel testo al depliant che accompagna la mostra ?, anche se spesso vedono la luce dopo lunghe riflessioni; il momento dello scatto appare come una raccolta d?appunti da cui trarre, alla fine, la trama di un romanzo che nel suo caso si manifesta, concretamente ed emozionalmente.<br />Il tempo ha un valore assoluto nel lavoro di Maria Mulas, non solo perch? si tratta ovviamente di quello imposto dalla ?pratica? della fotografia analogica ma, e soprattutto, per il suo modo di approcciare la realt?, di riflettere su di essa secondo una sensibilit? diversa che regola il rapporto tra lo scatto e la stampa. Non lascia a ci? che non ? utile alla scoperta di una nuova ?immagine?: sono rari i casi in cui l?ambiente, inteso come spazio partecipe e non fondale, sia giustizia, penso ovviamente alle fotografie di Keith Haring ed Henry Moore nelle quali lo spazio rafforza il dato caratteriale dei soggetto.<br />L? osservatore ? posto a diretto contatto con chi ? ritratto, sollecitando un confronto libero e diretto con il suo racconto, fatto si immagini e lunghi silenzi.
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